Il labirinto di Antonella Bussanich

Il labirinto è uno dei segni più misteriosi e più utilizzati nelle varie culture e nei secoli.

Modificandosi in simbologia, forme e materiali (e quindi tecniche) esso rimane qualcosa che ha comunque a che fare con i concetti di spazio e di tempo.

Può essere realizzato in modi diversi e nascondere nel suo cuore infinite cose o nessuna.

Il labirinto gioca sui tempi di percorrenza, sulla scoperta delle chiavi per percorrerlo.

Significa mettere in atto strategie per trovare la giusta pista o, semplicemente, per percorrerlo tutto.

Da uno spazio chiuso e fortemente architettato si desidera un fuori.

Il Labirinto di Antonella Bussanich è la visione e la possibilità di muoversi da un dentro a un fuori e viceversa.

Il suo labirinto è del tipo che si percorre senza mai dover scegliere una strada o l'altra.

Come una meditazione, con una connotazione fortemente simbolica, nel labirinto di Bussanich si percorre un cammino.

Attraverso il corpo la mente trova modi e tempi per riflettere su questioni che pertengono a fuori e dentro di lei.

Ci si affaccia come su un pozzo e sull'immagine di un labirinto disegnato sulla sabbia che trascolora, progressivamente, nella visione del labirinto che occupa gran parte del pavimento della cattedrale di Chartres.

L'ultima, nella sequenza di immagini, è quella delle volute cerebrali, a chiudere un percorso tra segno creativo, simbolo e attività raziocinante che si riversano l'una nell'altra in percorsi concentrici che si intrecciano, costituiscono nodi: il pensiero, l'attività umana creativa, il simbolo e il mito, nello spazio e nel tempo.

Ilaria Mariotti
critica d'arte e commissario d'esposizione