Marche infinie - Camminata infinita

Le video installazioni di questa artista italiana esplorano il modo in cui il corpo percepisce il movimento, lo spazio e il tempo. Nel lavoro qui presentato, Marche infinie (2001), Antonella Bussanich riprende gli ultimi versi recitati in un rituale di guarigione Navajo. Il cammino di una donna che dirige i suoi passi naturalmente e regolarmente verso l'infinito invita proprio ad un incontro con ciò che rimane di mitico e magico nella nostra esistenza contemporanea.

 

Marta Gili. In molti dei suoi video, ci mostra dei gesti rituali, gesti che si ripetono seguendo un ritmo. Può parlarci di  questo aspetto del tuo lavoro?

 

Antonella Bussanich. Non sono attaccata ad un rituale piuttosto che ad un altro, sono attratta dal significato profondo della parola "rituale" o, meglio, del gesto rituale nel suo complesso. Spesso le cerimonie sono piuttosto complesse, durano a lungo e risvegliano tutti i nostri sensi attraverso canti, danze, dipinti, recitazioni, oggetti sacri. Cerchiamo di raggiungere uno stato in armonia con il ciclo universale, con il ritmo senza tempo. Con i rituali cerchiamo un modo possibile per accedere nello spazio-tempo.

 

MG. Qual è il suo rapporto con la musica?

 

AB. La musica mi parla, non conosco la sua lingua, ma la capisco, a modo mio, attraverso il mio corpo. Il suono è l'energia invisibile che innesca un'onda che perturba un grande spazio. Immateriale, si diffonde più liberamente e attraversa la materia, il corpo. Mi lasco attraversare dalle sue onde e mi metto all’ascolto delle sue interferenze. Da tanto tempo mi interrogo su questo strano rapporto tra visibile e invisibile, tra gesto e parola, grazie ad anni di collaborazione con Antony Hequet, poeta e compositore.

 

Marta Gili

 

Direttrice del museo Jeu de Paume, Paris