Il primo video agli Uffizi. Bussanich: "Amo la telecamera così immateriale"

"L'inferno sono gli altri" sostenava Jean-Paul Sartre. Ma non per lei, che li esplora, li fotografa, li filma con la videocameraa costringendoli a rispecchiarsi, a scoprirsi e disvelarsi attraverso lo sguardo. Percorsi di identità prediletti da Antonella Bussanich, artista fiorentina, 47 anni, padre istriano e tanti viaggi alle spalle fino all'approdo a Parigi nell'86. Da settembre é tornata a vivere a Firenze, pendolare con la Francia. Un rientro che ha visto tra l'altro, un suo autoritratto entrare a dicembre alla Galleria degli Uffizi : un video, che rivoluziona la collezione di ritratti d'artista voluta da Leopoldo de' Medici.… e il suo ultimo lavoro coppie?"Sono entrata nelle case di 13 coppie, in modo spontaneo. Ho filmato i loro gesti quotidiani e poi gli ho chiesto di mettersi di fronte, di guardarsi negli occhi, di entrare in contatto, parlarsi con lo sguardo. Cosa non facile. E li ho ritratto con uno specchio tondo in mano, che ognuno porge quasi come un dono e in cui si riflette il volto dell'altro"Sembrano quasi madaglioni, intensi camei. Perché questa sua esplorazione introspettiva proprio sulla "coppia"?La coppia è un archetipo, è l'io e l'altro che si completano. L'occhio che guarda emette dei segnali potenti, va al di là dell'apparenza. E' uno scoprirsi, un mettersi a nudo. E lo sguardo segna il legame con gli altri. E' un'esperienza molto forte, che due estranei non riescono a sostenere. Tutto nasce dalla relazione con l'altro. Da sempre gli occhi, lo sguardo mi interessano come mezzo per entrare nell'altro"... 

Mara Amorevoli

Estratto dell'articolo di La Repubblica 5 aprile 2011

Coppie di Antonella Bussanich: guardarsi, riconoscersi

All’origine di 'Coppie', potente lavoro del 2011, sta lo sguardo di Antonella Bussanich che scorre, piano, con confidenza grandangolare, sull’abitazione delle coppie prescelte, spaziando tra le terre di Francia e d'Italia, a lei care, per poi penetrare la spontanea normalità delle occasioni quotidiane. Un computer, una libreria, l’annaffiare le piante, interni di bagni, di cucine, il vestirsi. Nature vive silenziose ma anche ricche dei suoni di ogni giorno, anche del traffico che scorre sotto casa, selezionano ciabatte, foto, dettagli di quadri, oggetti. L’artificio dello specchio cattura uno sguardo indiretto, la videocamera si appropria di tutto, scruta, senza finzioni, i gesti che danno senso alle relazioni. Quando la coppia si dispone ad accarezzarsi con lo sguardo, con 'gli occhi di dentro', il sorriso s’intensifica oppure lo sguardo, già serio, si fa resistente. Sentimento e fisicità, punti nodali del lavoro di Antonella Bussanich, convivono in simbiosi e alimentano la poetica visiva del gesto; penso al peso impalpabile sostenuto da chi ‘sorregge’ lo sguardo/anima dell’altro, alla mano di chi si concentra appoggiandola al viso, penso alle mani che 'riconosciamo' per averle già osservate negli studi di Dürer o nella linea aggraziata di un Botticelli. Lasciano passare il personale porsi di ognuno ad accogliere, come un dono, lo specchio rivelatore, che come una palla di vetro riflette un concentrato di sentimenti, sposa la relazione che lega la coppia. E l'artista, orchestrando con maestria i saperi dell'ideazione e della messa in opera, quasi un demiurgo benefico, pare svegliare  su qualcosa di sopito, che fa bene, e  non solo ai protagonisti di questi sguardi.

 

Giovanna Giusti

Museo degli Uffizi, sezione arte moderna e contemporanea